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Viaggi

 
Senegal 15 settembre 1 ottobre 2006
Dal 15 settembre al 1 ottobre 2006 una delegazione composta da :Gianni Melilla, Achille D’Alessandri, Rodolfo Di Zio, Ndiaga Gaye, Matar M’Baye, Pino Petraccia e Francesca Iannario è partita da Pescara per il Senegal per prendere parte all’inaugurazione di due progetti di Cooperazione Internazionale finanziati dalla Regione Abruzzo e promossi  da due Associazioni culturali di Pescara: l’ALIS (Associazione dei Lavoratori Immigrati Senegalesi) e l’Associazione Culturale Baobab .
Il giorno 26  presso il comune di Dakar si è svolta una colorata festa in cui ballerini e musicisti del Balletto Nazionale del Senegal, si sono esibiti in una esplosiva performance per festeggiare l’inaugurazione del progetto “Maison de la Culture” promosso dall’Associazione Baobab.
Il progetto prevede la costruzione di una struttura che  sarà un centro d’incontro per tutti gli appassionati di danza e percussioni africane,  si organizzeranno stage  con importanti artisti provenienti dal Senegal e non solo;  il complesso prevede la costruzione di un ristorante, un bazar e di alcuni alloggi, per cui si offrirà possibilità di lavoro agli abitanti dello stesso villaggio in cui è insediata la struttura.
Il giorno seguente  ci si è recati nel villaggio di Ngaye Diawar situato nella comunità rurale di Guéoul, nel dipartimento di Kébérem, nella regione di Louga. Qui Ndiaga Gaye, presidente dell’Associazione Alis, ha realizzato un progetto per la costruzione di un pozzo d’acqua che permetterà il rifornimento di acqua per tutto il villaggio.
L’inaugurazione è stata molto suggestiva, tutti gli abitanti del villaggio hanno partecipato alla festa. Durante la giornata la comunità ha organizzato una rappresentazione teatrale per porre al centro dell’attenzione dei politici presenti, l’estrema necessità di dotarsi di un’ambulanza e di strutture mediche adeguate per porre assistenza alle donne partorienti. Da qui nasce la promessa di migliorare la costruzione medico-sanitaria dedicata alla memoria di Vincenzo Di Zio, in cui le donne del villaggio di Ngaye Diawar e dei villaggi limitrofi, possono partorire in modo assistito, senza mettere in pericolo la vita dei bambini e delle future mamme.
Qui il problema di dotarsi di un’ambulanza è veramente sentito dalle donne, che per potersi recare in ospedale per partorire non hanno ancora a disposizione dei mezzi di trasporto moderni ed adeguati. Dopo la grande festa nel villaggio, finita verso le 21.00, al gruppo è stato offerto un piccolo rinfresco, alla fine del quale vi è stata la partenza per la città di Saint-Louis.
Il 28 la delegazione ha svolto un piccolo tour nella città situata a nord del Senegal,  la visita è servita soprattutto per rendersi conto anche della povertà della città stessa.  La giornata del 30 è stata dedicata completamante alla visita dell’Isola di Gorée, che dal 1978 è stata dichiarata dall’UNESCO “Patrimonio mondiale dell’Umanità”. Questa isola è il simbolo della schiavitù africana: infatti è proprio qui che, tra il XVII e il XVIII secolo, venivano detenuti migliaia di africani che venivano deportati nelle Americhe o in Europa. Nella notte del 1 ottobre il gruppo è ripartito per l’Italia.
SENEGAL – settembre 2006
a cura di Achille D’Alessandri
 
Nel mio primo approccio con il continente africano,insieme agli amici dell’Associazione Baobab ho avuto la sensazione netta che l’Africa è tragica e magica nello stesso tempo.
Ti ritrovi immerso,immediatamente,in una terra che ti stupisce per l’asprezza e la dolcez- za dei suoi paesaggi,dei tramonti rosseggianti,per le foreste di Baobab che quasi sembrano agitarsi e salutarti da lontano con le loro mille braccia contorte,alzate verso il cielo.
Anche questo è miraggio e magia nella terra d’Africa.
E poi t’imbatti all’improvviso in una umanità vagante che cammina,cammina,senza fermarsi mai.
E’ un altro destino degli abitanti dell’Africa quello di camminare continuamente alla Ricerca di non si sa che cosa,probabilmente alla ricerca di se stessi.
Ma l’andamento,specialmente delle donne africane,è regale,elegante,imponente nella Sua leggerezza.
Avverti il loro senso del colore,dei gialli,dei rossi,degli arancione,del celeste,che illuminano il paesaggio che non ha bisogno della luce artificiale ,anche quando è notte.
Questa umanità variopinta,silenziosa,ti trasmette inconsciamente un senso di appartenenza,quasi la sensazione di far parte tu stesso di questa comunità e di questa terra.
E poi le schiere di bambini ,belli,con gli occhi grandi come gli orologi,sempre in movimento,luccicanti,mai rassegnati,semmai imploranti per una < petite monnaie> che tarda ad arrivare dalle mani di occasionali turisti.
Ma l’atmosfera che ti avvolge,di colpo,ti riconduce al confronto,alle tue origini,al tuo modo di vivere,alle tue agiatezze,alla tua acqua,alle cravatte sgargianti,alle tante cose inutili e, comunque comode,che ti sei lasciato alle spalle e che ti porti appresso mentalmente.
E allora scatta,all’improvviso,il richiamo alla coscienza e all’anelazione di fare qualcosa per questa terra splendida e tragica.
Scattano le vie del cuore e della solidarietà e,probabilmente,questo fa parte di quella Magia dell’Africa di cui accennavo all’inizio.
E scatta,altresì un desiderio di operare,di far del bene a questa gente diseredata,di Portare il senso della pace dove ci sono focolai di discordia.
Il mal d’Africa esiste,perché ti capita di lasciare questa terra,queste persone,con la Nostalgia di tornare ,ma con l’animo proiettato a fare qualcosa,a renderti utile,a farti loro complice nella sofferenza e nell’aiuto.
E insieme a questo desiderio si manifesta,quasi per incanto,tutta la voglia di Solidarizzare,di operare,di fraternizzare per questa ormai Tua Africa ,pur sempre tragica e magica.

Senegal settembre 2005 – SIEDITI AL SOLE

a cura di Cleofe M. C. Guardigli

“Tutti gli uomini sono dentro una in districabile rete di reciprocità, sono legati in un destino che ha per tutti la stessa trama: qualsiasi cosa tocchi direttamente uno, tocca indirettamente tutti.”
(Martin Luther King)

Credevo di sapere, se non altro di riuscire ad immaginare, ciò che avremmo visto, odorato, sentito.
Ho letto la storia del Paese, le statistiche, e ho avuto modo di vivere numerose altre esperienze di visite di studio in molti paesi del mondo, anche in virtù della mia professione di consulente per lo sviluppo locale con la cooperazione europea.
…Ma non ero mai stata nell’Africa centro-occidentale……
E’ stata l’indole curiosa a guidarmi, a farmi accogliere tutti gli stimoli sensitivi e cognitivi che ho percepito. La “sindrome di Ulisse” mi ha colto fin da quando siamo atterrati, in piena notte, all’aeroporto di Dakar.
Ovviamente non voglio riassumere qui tutte le fasi del viaggio o tutti gli incontri e gli eventi – più o meno previsti – che lo hanno caratterizzato.
Questo è il racconto di alcune riflessioni e sensazioni, è una forma di condivisione che vorrei offrire al team di viaggio, ma anche a chi sia incuriosito dalla nostra esperienza.
Il Senegal testimonia in modo visibile che l’Islam politico può essere una forza costruttiva ed in grado di stabilizzare un regime. Il 94 % dei circa 11 milioni di abitanti è musulmano, ma il Senegal ha trovato un equilibrio tra l’essere uno stato moderno e laico e rispettare la tradizione religiosa musulmana, che poi nel sud del paese si intreccia con la tradizione delle religioni animiste.
La collaborazione tra lo Stato ed i leader musulmani risale in Senegal al periodo coloniale. I francesi, paventando la jihad, per le questioni attinenti alla religione si rimisero interamente alla leadership locale, chiedendo in cambio l’accettazione del controllo francese su tutte le questioni amministrative, tra le quali l’imposizione fiscale. Inoltre il Senegal è stato protagonista nel 2000 di una significativa svolta pluralista e democratica con elezioni aperte che nel 2001 hanno anche condotto alla firma di un protocollo di intesa con la regione meridionale della Casamance, che aveva aneliti autonomisti.

Dakkar ti prende quasi alla gola, con i suoi terribili contrasti, con i suoi acri odori, con il caos del traffico e dell’urbanistica, ma ti eccita anche con i colori dei mercati e delle sue genti, con il senso di grandezza che ha il suo cielo, il cielo dell’Africa subtropicale che pare ti avvolga da tutti i lati, basta alzare lo sguardo e sei lì, tra le nuvole quasi incombenti, tanto sono vicine.
Sono sensazioni fortissime e piano piano si forma come un peso sul cuore, quando capisci che i bambini sono ovunque, tanti e sempre con una scodella in mano, sempre in cerca di qualche cosa – qualunque cosa – per riempirla, che moltissime persone sono visibilmente malate o denutrite, che la lotta per la sopravvivenza, nelle banlieu della città, è quotidiana e cruda.
Le piccole moschee sono ovunque, nascoste tra strade e stradine inestricabili dei quartieri periferici e il richiamo dei muezzin risuona, cinque volte al giorno, fin dall’alba.
Ma a parte alcuni rigidi divieti da osservare – non fumare per strada, non abbracciarsi e baciarsi in pubblico – l’aspetto generale della città e della sua gente non somiglia del tutto ai paesi dell’Islam.
Tutto è scarno, spesso degradato, essenziale; tutto è mischiato, genti ed animali, vecchi e giovani, merci e scarti sono ovunque, in ordine sparso.
Nell’Africa subsahariana vivono 45 dei 121 milioni di bambini che non possono frequentare una scuola; sono africani i primi sette stati dei 26 paesi più poveri del mondo dove la denutrizione è aumentata nell’ultimo ventennio, tanto da toccare il 35 % della popolazione e sono sempre africani i 17 su 26 paesi dove la mancanza di acqua potabile e diventata il nuovo flagello del millennio. Molte delle aree umide del Senegal si stanno prosciugando a causa dei grandi cambiamenti climatici indotti dall’effetto serra. Così i Paesi Occidentali ricchi rubano due volte la possibilità di miglioramento di vita ai popoli africani: quando portano loro via tutte le materie prime o i frutti della terra per trasformarli in prodotti commerciali ( il Senegal è il più grande coltivatore del mondo di arachidi, ma certo non si vede nessuno prendere l’aperitivo con le noccioline) e quando modificano, con i propri rifiuti di produzione, le condizioni climatiche necessarie alle coltivazioni locali.

L’oceano Atlantico si vede dalle finestre della casa dove abitiamo a Dakkar, ma soprattutto si sente. Al mattino la sua grande voce urla e sussurra, accompagnando il richiamo del muezzin alla preghiera dell’alba. Alla sera, nel buio fitto dei quartieri più poveri, ci accompagna mentre cerchiamo di raggiungere le case dei nostri ospiti senza calpestare i mille rifiuti ed i cumuli di resti di materiale di tutti i tipi abbandonato ai lati delle strade.
Il caldo è soffocante anche di sera e possiamo lavarci solo tra le due e le quattro di notte, quando l’acqua arriva anche nelle tubature della nostra casa.
Dopo tre giorni di permanenza nella capitale riusciamo ad organizzare la partenza per Ndangdan, il luogo dove si costruirà la scuola di formazione. Il programma è poi di attraversare la Gambia ( abbiamo ottenuto i visti dall’Ambasciata della Gambia a Dakkar) e di proseguire per la costa del sud e raggiungere Cap Skirring.
E il pulmino che noleggiamo ha persino l’aria condizionata !

Nonostante il mito della unità africana, l’Africa non presenta nessuna unitarietà geopolitica, anzi, esistono profonde differenze tra regione e regione e da Stato a Stato. Solo le estremità settentrionale (l’Africa “bianca”) e meridionale ( il Sudafrica, la cui influenza si fa ormai sentire fino all’equatore) hanno una certa omogeneità. La sezione centrale – denominata “nera” o tropicale o subsahariana – è caratterizzata dalla presenza di molti piccoli stati, dovuta al fatto che con la decolonizzazione, i limiti delle ripartizioni amministrative furono trasformati in confini politici. Tali confini non rispettano alcuna suddivisione etnica e soprattutto nelle ex colonie francesi – date le tradizioni centralistiche di Parigi – è stata impedita la formazione di federazioni caratterizzate da un ampio grado di decentramento e da un elevato grado di tutela delle etnie minoritarie contro la tirannia di quelle maggioritarie.
Il Senegal include addirittura all’interno del proprio territorio occidentale un intero stato, la Gambia, di cultura anglofona e non francofona, che si estende intorno al grande bacino fluviale (quasi 800 km) del fiume Gambesi.

L’arrivo a Ndangdan non si fa attendere troppo: uscire dal traffico infernale di Dakkar e percorrere strade che sembrano essere state bombardate, tante sono le buche sparse ovunque, ci fa comprendere che tutta la programmazione dei tempi di percorrenza andrà rivista: impieghiamo il doppio del tempo previsto a raggiungere la nostra meta.
Ma all’imbrunire, la visione della grande laguna su cui si affaccia la regione, i colori del giorno che muore, i sorrisi di chi ci accoglie sono un premio ben grande per le nostre fatiche di viaggio.
Più tardi, con una lunga piroga a motore, scivoleremo sulle acque salmastre in silenzio, assaporando le sfumature di luce che la sera incombente dà al paesaggio lagunare.
Ceniamo e dormiamo in un “campement” gestito da un cittadino francese con moglie senegalese ( o mogli senegalesi ? non lo capiamo bene…) e il mattino seguente ci dedichiamo agli impegni “sul campo”, ad eseguire tutte le foto e i rilievi necessari a stendere un progetto di fattibilità per la costruzione della Casa della Cultura.
La moglie del direttore del balletto nazionale del Senegal, xxxx, ci accompagna ed il suo entusiasmo per il progetto, la sua fede – continuamente intercalata dall’espressione “inshallah” – ci contagia. Il sindaco della piccola comunità ci viene a salutare e più tardi ci raggiungerà al “campement” per ascoltare i musicisti senegalesi ed italiani suonare insieme e per guardare le danze eseguite da Piera.
Il Senegal è l’esempio di un paese socialmente conservatore ma che affronta in modo responsabile il problema dell’AIDS. Con una popolazione musulmana per il 94 % dei suoi abitanti, vanta uno degli indici più bassi di contagio da AIDS in Africa, l’1,4 %. Ma il Senegal non è un paese musulmano tipico: la prostituzione è legale dal 1966, con la fornitura gratuita di preservativi e l’obbligo di sottoporsi a controlli medici periodici. Il clero islamico affianca il dibattito pubblico sulla sessualità ed ha promosso campagne di prevenzione, affrontando la malattia “sul serio” fin dal 1986, anno della sua prima comparsa in Africa

.Partenza da Ndangdan verso il sud, la savana è verdissima, i baobab sono ovunque, enormi e antichi o giovani e appena spuntati tra i cespugli; di tanto in tanto un villaggio di capanne disposte in cerchio, tanti termitai e tante, tante persone in cammino, sì, in cammino: in Africa vedi sempre persone in cammino, talvolta su sentieri appena accennati che sembrano non condurre in alcun posto, talaltra lungo le strade o lungo tratturi in mezzo ai campi, talmente piccoli da essere invisibili.
Le piccole frasi di Pessoa che leggo ad alta voce ai compagni di viaggio dal libro “Il Poeta è un Fingitore”, ci offrono al mattino uno spunto di chiacchiera, riflessione, dialogo o addirittura di analisi, accompagnandoci nell’avvio del nuovo giorno mentre il nostro simpatico autista lancia il pulmino ad 80 km all’ora sulla pista-strada.
Le coltivazioni di riso, mais, arachidi, cotone sono riquadri di verde dalle mille sfumature, la savana li accerchia da tutti i lati, le donne ed i ragazzini – in piccoli gruppi – li animano, vestiti di vividi colori e li lavorano con semplici attrezzi agricoli.
Riflettiamo insieme a Pino e Roberto, ad alta voce, su quello che abbiamo visto a Ndangdan, sulle difficoltà da affrontare per la realizzazione del progetto della Casa della Cultura, sull’esigenza di chiarire meglio i contorni operativi del suo futuro funzionamento. Ci vorrà tenacia e tolleranza, perché molte modalità e comportamenti per noi “scontati” non lo sono altrettanto per i partner locali e solo il dialogo e l’approfondimento progressivo ci aiuteranno a trovare un comune terreno per far funzionare bene sul piano pratico questa azione di cooperazione interregionale.
Arriviamo in tarda serata a Toumbacumba e l’albergo che ci ospita è confortevolissimo.
Una agognata doccia lava via la polvere della strada e la stanchezza del corpo: la mente e il cuore sono stimolati dal manto di stelle in un cielo nero e vicino a farci sentire tutta la riconoscenza per la vista di quella bellezza….
Saranno cento canti diversi di uccelli a svegliarci, ci prepariamo ad attraversare la Casamance, il sud del Paese, dove fino al 2001 le discordie territoriali e tribali hanno fomentato una neanche tanto sommersa guerra civile, da qualche tempo sedatasi perché è stato raggiunto un accordo di mediazione tra il governo centrale a Dakkar ed i ribelli: la a attuale presidente della repubblica è una donna di mezza età che sta avviando una stagione di maggiore dialogo sociale e civile.

L’Europa Occidentale è praticamente assente da vaste aree del continente africano; assorbita dall’allargamento a est e dai rapporti con la nuova Federazione Russa e l’Asia Centrale, la Europa si è limitata a tentare di sviluppare le migliori relazioni con i paesi del nord Africa.
Anche la Francia e la Gran Bretagna hanno diminuito la loro disponibilità ad intervenire per riportare stabilità o impedire genocidi. Ad esempio i disordini in Costa d’Avorio ( un tempo orgoglio della decolonizzazione francese) o in Sierra Leone hanno per molto tempo scoraggiato interventi nel Darfur, ricco di petrolio, in cui le popolazioni cristiane vengono massacrate.
Così la politica dell’”Africa agli africani” ha finito per mascherare il disimpegno, se non addirittura l’indifferenza occidentale. I media non sono più interessati a seguire le guerre interne “dimenticate” e l’Africa “bianca” si sta sempre più separando dal continente africano.
Nell’Africa occidentale è crescente la presenza degli Stati Uniti ( Bush ha più volte ribadito che l’Africa occidentale è una zona prioritaria per gli interessi nazionali statunitensi ed ha aumentato enormemente le risorse destinate a combattere l’AIDS), mentre in quella orientale è in atto una forte penetrazione commerciale cinese e indiana, che segue le vie un tempo percorse dall’impero mercantile di Zanzibar.
Così non esistono più né Francafrica né Eurafrica, ma Americafrica e Asiafrica.

Siamo in Senegal da sei giorni, puntiamo di nuovo verso ovest ed arriveremo in nottata a Cap Skirring, sull’oceano Atlantico.
Il paesaggio per un po’ non è molto diverso da quello che abbiamo guardato nella prima parte del viaggio: savana, grandi baobab, piccoli villaggi di capanne recintati da staccionate di legno e grandi termitai che punteggiano i campi. Poi attraversiamo foreste di palme e aree umide: la luce è bellissima, talvolta opalescente, talaltra lucida, sempre si impone allo sguardo come una prima donna sul paesaggio.
Non è facile stare ore e ore insieme in viaggio cercando di rispettare i bisogni di tutti ( chi ha caldo, chi ha freddo, chi ha sete, chi ha sonno…..) ma il buonumore – per qualcuno di più, per qualcuno di meno – non ci lascia mai.
Non vediamo molto , con il buio pesto, al nostro arrivo, del “campement” di Cap Skirring dove risiederemo per qualche giorno, ma sentiamo l’oceano che ci saluta e vediamo il cielo notturno, per la verità con poche stelle perché si addensano nuvole enormi da ogni dove.
Si scaricano i djambè: da domani si suonerà e si danzerà insieme ai maestri senegalesi !
Le camere sono semplici e spartane, ma abbiamo bagno e zanzariere, e la famiglia “allargata” che gestisce il “campament” è ospitale e gentile. Capiamo che faranno di tutto per renderci bellissimo il soggiorno.
Trascorriamo due giorni bellissimi, uno di pioggia costante ed uno di sole splendente. Personalmente vivo l’esperienza di ascoltare un concerto di percussioni sdraiata prona sulla spiaggia davanti all’oceano: i suoni dei tamburi fanno vibrare ogni vena, ogni organo e “curano” tante tensioni accumulate, lasciando che lo spirito si unisca al “grande suono” della terra e del mare che pulsa.
Ai concerti assistono in silenzioso ascolto molti abitanti locali, che dal passa parola hanno saputo che il grande Maestro è qui.
Ripartire da Cap Skirring costa una grande fatica: è come un distacco da un luogo da sempre presente nell’inconscio, finalmente trovato e fulmineamente amato ….
La strada del ritorno culla il ricordo di questo luogo magico, lo definisce, lo amplifica, forse lo idealizza e la frase che ci arriva da F. Pessoa ci risuona in mente come un memento. Sapremo averne una eco costante anche quando l’affannoso correre del quotidiano produttivismo occidentale ci avrà di nuovo catturato ai nostri impegni abituali ?
Non sprechiamo il dono !

La storia dell’Africa a sud del Sahara è stata segnata da un’alternanza di speranze e delusioni, di promesse di sviluppo e di violenze distruttive.
L’ultimo rapporto della Commissione per l’Africa istituita dal governo Blair e composta in maggioranza da personalità africane, ce ne ricorda la dimensioni: metà della popolazione, cioè 405 milioni di persone, vive nella più totale povertà; 40 milioni di bambini non vanno a scuola; 25 milioni sono malati di Aids; quantità ed estensione delle reti di trasporto, idriche, elettriche sono totalmente inadeguate; la desertificazione è accelerata dalla pressione demografica; l’esodo dalle campagne provoca immigrazione illegale e traffici connessi.
Per far uscire l’Africa da questa situazione la Banca Mondiale ha stimato che sarebbe necessario un tasso di crescita economica medio del 7 % annuo.
Pure oggi, a differenza solo di tre anni fa, vi è un dato politico di fondo nuovo: la gran parte dei governanti dell’Africa ha assunto su di sé la responsabilità di creare i presupposti per lo sviluppo economico e per un sistema di sicurezza collettiva regionale. Con il Programma NEPAD ( Nuovo Partenariato per lo sviluppo dell’Africa, creato nel 2002) e con la creazione nel 2004 del Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana, l’Africa si misura con l’eredità coloniale, le barriere commerciali, il debito, la globalizzazione, i dati storici esterni o interni, ma non li assume più come alibi a coprire altre responsabilità di potere e di altra origine della classe dirigente africana degli ultimi venti anni.
Il Consiglio ha ampie funzioni per la gestione delle crisi e delle fasi post conflitto e per interventi in casi di crimini di guerra e si è dotato di una organizzazione paritaria tra stati grandi e stati più piccoli.
Sulla questione delle risorse da destinare agli aiuti, la Commissione per l’Africa di Blair invita i donatori a raddoppiare l’assistenza entro i prossimi cinque anni, ma non solo in una ottica umanitaria, bensì tramite lo sviluppo del commercio e gli investimenti diretti.
E’ per questo che gli impegni multilaterali e la cooperazione bilaterale sono importantissimi per consentire un aumento significativo delle risorse per l’Africa, ed è necessario adottare un modello relazionale intessuto di rispetto e comprensione per le ragioni “dell’altro”.
Costruire “insieme” le nuove strutture, subendone anche i limiti, specie organizzativi e temporali, ma sulla base della convinzione che le modalità di funzionamento non si esportano, ma si radicano nelle tradizioni e nelle culture locali.
“Siediti al sole,
abdica,
e sii il re di te stesso”
(F. Pessoa)

La scelta di scrivere con due caratteri è stata fatta per differenziare le mie riflessioni da quelle oggi presenti nel dibattito internazionale sull’Africa. Ho rielaborato (in nero)la lettura di un fascicolo molto interessante della rivista ASPENIA ( n° 29: Africa, continente grigio) e mi assumo ovviamente in prima persona la responsabilità di quanto contenuto in questa rilettura.

Aprile 2004  SENEGAL
 
Nel periodo dal 2 al 16 aprile 2004 l’Associazione Culturale Baobab ha organizzato un viaggio studio in Senegal in collaborazione con il direttore artistico del Balletto Nazionale del Senegal, Bouly Sonko.
A questa esperienza hanno partecipato i maestri della scuola di percussioni Baobab Pino Petraccia e Matar M’ Baye, e alcuni allievi della scuola stessa.
Gli obiettivi del viaggio, oltre ad una conoscenza diretta della società -famiglia – cultura africana, sono stati:
-studiare i ritmi e le tecniche delle percussioni dell’Africa Occidentale.
-comprendere il contesto storico, simbolico e culturale a cui tali ritmi sono, da centinaia di anni, legati. Infatti tutti i momenti importanti della famiglia (battesimi, matrimoni, funerali etc.) e della società (raccolto, semina, circoncisione, feste religiose etc.) sono accompagnati e rievocati attraverso canti, danze e ritmi che rappresentano la memoria storica (che ancora si tramanda oralmente) di questi paesi.
-Verificare la fattibilità di progetti di cooperazione sul territorio partendo dalle necessità del popolo senegalese, porgendo attenzione alla crescente emigrazione degli artisti del luogo a discapito della conservazione e diffusione della loro cultura nella terra natia.
Le lezioni di percussioni, tenute dal maestro Modu Kule (primo percussionista del Balletto Nazionale), sotto la supervisione di Bouly Sonko, si sono svolte presso il teatro Daniel Sorano, a Dakar, sede del Balletto Nazionale del Senegal, con una durata di 3 ore giornaliere. Ciò ha dato la possibilità di assistere alle prove ufficiali del Balletto nonché di stringere importanti relazioni artistiche e soprattutto umane. Con il maestro Modu Kule sono stati approfonditi soprattutto i ritmi di djembè, doun doun e bugarabu non solo nelle sale del teatro nazionale ma anche partecipando a un tipico matrimonio bambara nelle strade della Medina, centro storico di Dakar. Assistendo alle prove di danza della scuola Famonedi che il maestro Gibi Sanè e Bouly Sonko portano avanti da anni, con i pochi mezzi disponibili, in un progetto di valorizzazione delle giovani promesse di tutto il Senegal, è stato inoltre possibile comprendere al meglio come l’espressione artistica in questa cultura sia un unico linguaggio che si manifesta in varie forme espressive: il canto, la danza e le percussioni, unite tra loro da un legame inscindibile. I ragazzi-studenti della scuola, divisi per fascia d’età, spettacolari nelle loro esibizioni, possono concretamente sperare di avere nell’arte un’opportunità non solo di espressione ma anche di sussistenza; molti di loro diventano professionisti entrando a far parte delle varie compagnie artistiche, trampolino di lancio per il Balletto Nazionale del Senegal.
Gli allievi hanno alloggiato a Camberene, località poco distante da Dakar, sede di una comunità mussulmana rigidamente osservante, presso la casa di Sena M’Baye, fratello del maestro della scuola di percussioni Baobab Matar. Questa è stata occasione per conoscere tutta la famiglia M’Baye, famiglia di griots, musicisti, ballerini, cantanti, custodi dell’arte e della cultura tradizionale senegalese. Tutti i percussionisti partecipanti al viaggio sono stati spesso ospiti della casa di Bouly Sonko e Oumy Sène, genitori di Matar; una grande casa che accoglie artisti provenienti da tutto il paese e in special modo dalla Casamance, che intendono approfondire lo studio di musica e danza. Ciò ha consentito una conoscenza diretta di un popolo allegro, amichevole, affascinante, ospitale, forziere colmo di talenti artistici.
Sono state effettuate visite ai luoghi caratteristici di Dakar e dei dintorni, tra le quali quella a Ndangane, località sul vasto delta del Sinè –Saloum situato a sud della Petite Cote, fra Kaolack e il confine con la Gambia costituito da un intrigo di canali, lagune, rade foreste, dune e isole sabbiose e vasti prati di mangrovie; una parte di questa zona rientra nel Parc National du Delta du Saloum, nel quale abbondano le scimmie e l’ampio ventaglio di habitat diversi è particolarmente adatto all’insediamento dell’avifauna. Qui è in costruzione la Maison de la Culture, progetto portato avanti dall’ associazione Baobab con la famiglia M’Baye.
Un viaggio nella cultura e nella tradizione, vissuto a stretto contatto con gli uomini, le donne, i bambini senegalesi, i loro usi e costumi, in un scambio e arricchimento reciproco.
Settembre 2004 – SenegalEmozioni in tour – a cura di Antonella 
 
Emozioni in tour /emozioni dal mondo questo è il titolo che noi abbiamo dato alla nostra vacanza!Mi è stata chiesta una relazione sintetica e giornalistica del nostro viaggio, ma chi mi conosce bene, sa che la dote della sintesi non mi appartiene e soprattutto non sono una giornalista!…Però ci proviamo!

Il 18 settembre 2004,  5 membri dell’associazione BAOBAB, capitanati dal maestro Adama Samba, parte per un viaggio itinerante di dodici giorni in Senegal!

E’ stato un viaggio a forte impatto emotivo e credo che nessuna altra vacanza possa dare tante emozioni a meno che non si rimetta piede in Africa!

Emozioni in tour perché certo le emozioni non ci sono mancate a partire dal nostro arrivo a Fiumicino, dove al check – in, non volevano far partire il nostro capitano perché mancava la sua prenotazione!!!!Fiato sospeso fino al momento dell’imbarco!!!

Finalmente si parte e già all’arrivo a Casablanca si comincia a vedere la differente cultura di questo grande continente. Poi alle 5,22 ora locale arriviamo a Dakar e siamo immediatamente circondati da altissimi ragazzi fratelli, amici, e amici di amici di Adama che risiedono in Italia, e che ci aspettano con ansia. Comincia l’avventura, comincia la grande avventura. Siamo a Dakar fa un caldo pazzesco (altro che non fa caldo!) giriamo per trovare un albergo ma alla fine decidiamo di trasferirci al porto di Dakar per aspettare il primo traghetto.

Il giorno dell’arrivo la prima destinazione è stata l’isola di Goree è (patrimonio dell’UNESCO), tristemente nota al mondo, perché in essa ha sede la MAISON DES ESCLAVES; Goree in passato era il luogo dove uomini, donne e bambini venivano presi e deportati nelle piantagioni dell’america latina…per un viaggio senza ritorno! Il giorno dell’arrivo sull’isola si svolgeva un’importantissima manifestazione sportiva la DAKAR – GOREE’: 3,5 km a nuoto nell’Oceano Atlantico alla quale partecipano persone di tutte le età e di ambo i sessi!

Il traghetto si avvicina alla riva: è l’alba! Sul ponte si vedono persone che pregano verso il sole, pregano ovunque si trovano, per strada, al mare in stazione, all’autolavaggio, all’’ombra di qualche albero o sotto il sole cocente nei campi di miglio, ovunque! Sull’isola, mentre ci avviciniamo si notano sul molo centinaia di persone che aspettano. Ci avviciniamo, pensiamo che ci facciano passare per primi, ma abbiamo provato l’emozione di un autentico assalto al traghetto!!! Sembrava di essere in un film!

Dopo alcune ore tutti sapevano che eravamo lì, e che eravamo ITALIANI.

Il giorno seguente si va alla ricerca di un internet – point per configurare una casella di posta elettronica per la associazione Baobab! Dopo alcune ore e diversi tentativi, (falliti tutti!!!…) ci dirigiamo verso casa di un altro grande maestro di djembè! Andiamo verso casa di Matar! Per arrivarci attraversiamo un grande mercato e passiamo attraverso gente felice che balla! Il nostro capitano ci spiega che si tratta di un festa religiosa!! Siamo emozionati ci accolgono come se ci conoscessero da tempo! Veniamo accolti a braccia aperte dalla moglie di Matar e dopo qualche minuto decine di bambini ci vengono a salutare!!!!Arrivano anche altre persone che hanno conosciuto Pino, Daniela Roberta che ci avevano preceduto ad aprile! Purtroppo i padroni di casa non ci sono. Ripartiamo e chiediamo appuntamento per un altro giorno, perché abbiamo un’importante missione da compiere: visitare la casa della cultura a N’DANGANE!!!!

Il 24/09/2004 l’allegra comitiva parte per N’DANGANE!!! Alle 7,00 del mattino arriva un pajero che ci accompagna a prendere la mamma di Matar a DAKAR!! Chiediamo informazioni perché il nostro autista non è pratico della zona! !La sig.ra OUMI SENE è stata tanti anni prima ballerina del balletto del teatro nazionale Daniel Sorano del Senegal e il papà di Matar è il direttore del balletto nazionale. Per molti anni (27) Oumi è stata testimonial della pubblicità del dado maggi e la cosa più simpatica è che tutti la chiamano OUMI MAGGI o OUMI SAFSAVAL!!!!

Aspettiamo sotto casa dopo cinque minuti scende una giovane donna vestita di blu sorridente, lo stesso sorriso del maestro Matar! Saluta tutti e quando arriva il mio turno mi abbraccia e mi dice “tu est la même chôse que moi!” Si riferisce all’altezza!!!! Vuole che passiamo a salutare Sena il fratello di Matar!!! La casa di Sena è nota nel quartiere come la MAISON DES ITALIENS tutti in questo quartiere parlano italiano per via dei diversi studenti italiani di Sena!!!! Purtroppo dormono tutti, in una delle stanze ci sono due ragazzi italiani( come volevasi dimostrare) che sono da alcuni giorni a Dakar per un corso di percussioni!!!!

Casa di Sena è sul mare, di fronte all’Oceano Atlantico! Si vedevano decine di ragazzi che si allenavano e tranquille decine di capre e agnelli che si godevano il panorama! La notte prima è piovuto, c’erano ovunque pozzanghere di acqua, il nostro autista ci ha fatto fare un vero safari tra una buca e l’altra!!

Ci avviamo alla volta di N’DANGANE ! Attraversiamo una distesa di verde incredibile centinaia e centinaia di Baobab, sono incredibilmente grandi molto diversi dai baobab nani che si vedono a GOREE. Sulla strada si vedono le cose più varie e disparate: carretti trainati da cavalli che si alternano a lussuosi fuoristrada e affollatissimi “autobus” e capre, montoni, mucche. La strada diventa sempre più stretta! Davanti ai nostri occhi uno scenario mozzafiato, i villaggi si susseguono uno dietro l’altro sono tanti e molto caratteristici: piccole capanne fatte di canne e paglia, racchiuse da un recinto di canne anche esso! La strada è costeggiata da tanti baobab e alberi di chinino. Alcune strade sono sterrate altre le stanno asfaltando, il catrame è impastato con le conchiglie, le linee sono contrassegnate a mano con un pennello da ragazzi che a piedi le dipingono!!! Villaggi fatti di canne si alternano a villaggi di mattoni ma ovunque proprio ovunque ci sono degli internet point. Attraversiamo KEUR MBAY FALL, REFISQUERE, RAGNI. Lungo la strada si vedono numerosi camion, trasportano di tutto ma il materiale principale è il cemento, simbolo moderno della ricostruzione! Continuiamo attraverso villaggi: DIAM NIADIO, GARAGE BOUKHOW, DIASS, e via avanti 175 km di paesaggi naturalmente emozionanti e paradisiaci! Qui vivono con poco, senza luce senza acqua con un unico pozzo ma sono incredibilmente felici!Questa terra è bellissima! Il Senegal è bellissimo! Mentre proseguiamo per N’DANGANE all’orizzonte, sulla strada infuocata dal sole di mezzogiorno, si scorge qualcosa che striscia a terra: un’iguana di circa due metri che tranquillamente attraversava la strada, completamente incurante di noi che eravamo lì a pochi metri da lui, si faceva una passeggiata! Ad un certo punto la sig.ra Oumi ci fa fermare, conosce tutti! Sotto un albero di chinino ci sono delle donne che lavorano il miglio! La vedono e si alzano per salutarla, sono fuori da un recinto di un villaggio di canne come quelli che ho descritto prima, sono contentissime e ci salutano sono fiere di farsi fotografare, così come lo sono i bambini che ci vengono incontro e si mettono in posa! Risaliamo in macchina e a poche centinaia di metri … LE MURE DI CINTA DELLA MAISON DE LA COLTURE. Scendiamo, e immediatamente cominciamo a prendere le misure e a fotografare tutti i minimi particolari, che interessano tutti coloro che da un po’ di tempo seguono le attività dell’associazione BAOBAB; soprattutto i due architetti che, ahimè, dovranno rifare il progetto! La sig.ra Oumi osserva attentamente il progetto e spiega a Luigi e Pierluigi il luogo in cui verrà costruito il pozzo. Il luogo in cui sorgerà la maison è bellissimo, ci sono altissime palme e fiori coloratissimi ovunque! Dopo il sopralluogo ci dirigiamo verso il mare! Dopo pranzo la sig.ra Oumi prende accordi per farci fare una gita su una SUNUGAL (nome dell’imbarcazione tipica senegalese, dalla quale ha tratto il nome lo stato del SENEGAL) tra le isole di mangrovie che si vedono all’orizzonte di fronte a noi!

Mentre navighiamo ci troviamo di fronte ad uno stormo di aironi rosa e di pellicani che all’improvviso si alzano in volo!

Sembrava di assistere ad una puntata di quark speciale! A ritorno dalla gita in barca ci fermiamo in un villaggio a rinfrescarci. In mare ci sono dei bambini che hanno trascinato in acqua un cavallo e lo stanno lavando. Oltrepassando un campo sportivo tra altissimi alberi di baobab c’è un villaggio utopico così l’ha definito Luigi , perché in questo villaggio vivono da tanto tempo in un clima di amore cattolici, animisti e musulmani. Torniamo verso Dakar ormai è tardi la sig.ra Oumi è stanchissima, non sappiamo come ringraziarla di questa giornata indimenticabile!!! Quando ci lascia in albergo è esausta, sapremo qualche giorno dopo che quella sera, al ritorno dalla lunghissima giornata, si è messa ai fornelli ed ha cucinato per l’autista, perché le dispiaceva farlo andare via senza cena. Che gente stupenda! Qualche giorno dopo la incontriamo di nuovo al teatro nazionale Daniel Sorano, siamo accolti a braccia aperte da uno degli impiegati del teatro che è lo zio di Adama. Facciamo un giro nel teatro “Sorano” attraverso la storia, tra ritratti di musicisti e vecchi direttori! Stanno allestendo uno spettacolo con tutti i più grandi artisti Senegalesi per il presidente del Senegal! Parteciperà anche Youssou N’Dour. Ad un certo punto arriva la sig.ra Oumi. Tutti escono a salutarla. Prende lo striscione della maison de la culture e lo apre lì all’ingresso del teatro. Entriamo nell’ufficio di Bouly Sonko e Pier le consegna i soldi che sono stati raccolti in Italia per la maison, in occasione delle varie manifestazioni della scuola di percussioni Baobab! È contenta, sì perché da tanti anni sia lei che il marito ospitano artisti per permetter loro di sviluppare il loro talento. È commossa e contenta! Guarda interessata tutto gli articoli di giornale che l’associazione ha raccolto per loro.

Continuiamo il nostro viaggio! Il giorno dopo siamo sul Lac Rose, un lago incredibilmente salato dalle acque rosa dove si galleggia come nel Mar Morto! La nostra vacanza dopo una breve sosta in un villaggio turistico sull’Oceano Atlantico dal quale abbiamo potuto guardare estasiati un cielo incredibilmente vicino ed una stupenda luna piena; nel quale abbiamo potuto assistere ad un entusiasmante spettacolo di danza e percussioni africane…volge al termine! Purtroppo!

Cosa mi sono riportata dall’Africa? La gente, i suoi occhi, il ricordo di una bellissima neonata di 3 settimane che mi è stata messa in braccio da una giovane madre in una tarda sera, i bambini adorabili e teneri che ci venivano incontro, una bambina di neanche un anno che non camminava, ma al suono dello djembè si è alzata in piedi e ha cominciato a ballare. La gentilezza degli abitanti di Goreè, la terribile sensazione gelida che ho provato entrando nella MAISON DES ECLAVES, le emozioni di un agitato Oceano Atlantico, gli scherzi di alcuni bambini sull’isola di NGOR, quando mi hanno visto entrare in acqua, la meraviglia di un medico quando ha visto che avevamo con noi una cassetta del pronto soccorso, comprata in un supermercato, e lo sfigmomanometro, loro ne avevano uno che usavano in tutta l’isola e che gli era stato donato 4 anni prima da un medico canadese, il volo degli aironi e dei pellicani, un piccolo lembo di terra circondato dall’acqua su cui c’era un bellissimo baobab, gli splendidi colori del mercato degli artisti, due splendide bambine che si sono innamorate delle nostre ciabatte da mare, una bellissima ragazzina di colore con in testa il mio cappellino bianco, felice di questo regalo, il cielo stellato e vicino in una notte di luna piena, degli enormi granchi che ci camminavano davanti ai piedi sugli scogli, degli splendidi uccelli gialli e turchesi, la moschea di SAINT LOUIS, l’acqua clamorosamente rosa del LAC ROSE , le lacrime della nonna di Adama quando l’ha rivisto dopo cinque anni, i baci dei bambini a casa di Matar, gli autobus colmi di bambini che corrono alla partita, i bambini che lungo la strada ci fermavano con una corda tesa da lato a l’altro della strada, per raccogliere qualche spicciolo per finanziarsi le trasferte della squadra di calcio, i bambini che spingono felici il pulmino fermo per festeggiare la propria vittoria, il tramonto del sole sulla petite cote……..spero solo di essermi seduta quando gli altri erano seduti e di essere stata in piedi quando gli altri erano in piedi.

Grazie gente dell’Africa! “grazie per quando sorridete e per quando siete assorti. Per quanto immaginate, per quanto vi impegnate, perché cercate sempre e perché ancora tentate, per come amate forte e per come vi tramandate, perché non siete schiavi, perché riuscite a vincere liberando i pensieri, per la vostra lealtà (R. Zero)”

Grazie ad Adama che mi ha aiutato a realizzare un sogno, il sogno era presente…era realtà, grazie ai miei compagni di viaggio per la loro compagnia, grazie a BAOBAB che mi ha permesso di partecipare a tante sue iniziative!

Grazie, grazie, grazie!Per chi volesse vivere un’esperienza simile l’associazione Baobab organizza il prossimo viaggio-incontro con le culture del Senegal in dicembre 2004.