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Cooperazione Internazionale

 

Progetto “Maison de la Culture”

ORIGINE DEL PROGETTO

LAssociazione Culturale Baobab,  nel periodo dal 2 al 16 aprile 2004 ha organizzato il primo viaggio studio in Senegal in collaborazione con il direttore artistico del Balletto Nazionale del Senegal, Bouly Sonko. A questa esperienza hanno partecipato i maestri della scuola di percussioni Baobab, Pino Petraccia e Matar M’ Baye, e alcuni allievi della scuola stessa.

Gli obiettivi del viaggio sono stati:

Una conoscenza diretta della società, della famiglia e della cultura senegalese, ricca di complessità e dalle molteplici sfaccettature, dove la musica non è vista solo come una forma d’arte o come un divertimento. Essa è il loro modo di essere e di esprimersi e ha sempre una forte connotazione sociale e culturale, che poggia le sue radici in riti e costumi centenari.

Verificare la fattibilità di progetti di cooperazione internazionale sul territorio effettuando un’analisi delle reali necessità del popolo senegalese, con una grande attenzione alla crescente emigrazione degli artisti del luogo a discapito della conservazione e diffusione della loro cultura nella terra natia.

Studiare i ritmi e le tecniche delle percussioni dell’Africa Occidentale. Le lezioni tenute dal maestro Modou Koule (primo percussionista del Balletto Nazionale), sotto la supervisione di Bouly Sonko, si sono svolte presso il teatro Sorano, a Dakar, sede del Balletto Nazionale del Senegal, con una durata di tre ore giornaliere. E’ stata la prima volta che il teatro si è aperto a musicisti europei e ciò ha dato la possibilità di assistere alle prove ufficiali del Balletto nonché di stringere importanti relazioni artistiche ma soprattutto umane.

Durante questo primo viaggio-incontro con la cultura senegalese e con la conoscenza di Oumi Sene, madre di Matar M’Baye, nonché coordinatrice di numerosi progetti umanitari a favore dei bambini africani, nasce l’idea del progetto “Maison de la Culture”. La famiglia M’Baye è proprietaria di un piccolo terreno a sud di Dakar e da tempo desidera realizzare in questo luogo un centro di promozione culturale, peraltro inesistente in tutto il Senegal.

In seguito, dall’incontro tra Pino Petraccia, presidente dell’Associazione Culturale Baobab e Bouly Sonko, direttore del Balletto Nazionale del Senegal, l’idea del progetto inizia a concretizzarsi. Insieme decidono di rispondere all’urgenza/esigenza di realizzare, lontano dalla caotica Dakar, la Maison de la Culture, un Centro di Formazione artistica (musica, danza, canto, teatro) e artigianale (lavorazione di stoffe, costruzione di strumenti..). Come scelta primaria sarà privilegiato il linguaggio della danza e della musica senza però trascurare tutte le altre forme artistiche a loro collegate che costituiscono l’universo contemporaneo dell’arte africana. In Africa la suddivisione delle arti non è così netta: la danza evolve con la musica, il costume è parte del movimento coreografico, il racconto è mimato, danzato e cadenzato nel ritmo e sottolineato dalle melodie, il canto introduce i ritmi nelle feste tradizionali.

Successivamente l’incontro con Djibril Sane, direttore del “Ballet Fambondi”, secondo Balletto Nazionale del Senegal, ha fatto comprendere come il progetto Maison de la Culture potesse avere un grande impatto sociale per i giovani senegalesi. Sane collabora da anni con il Ministero di Grazia e Giustizia del Senegal per dare un aiuto concreto alla riabilitazione di giovani in situazioni problematiche inserendoli nel suo Balletto; ciò consente loro una formazione artistica che possa essere anche fonte di sostentamento in una terra dove è difficile emergere dalla povertà.

Alla luce di queste considerazioni la “Maison de la Culture” sarà:

Opportunità di lavoro, studio e apprendimento per gli abitanti;

luogo di incontro e scambio per chi viene dall’estero;

centro di cultura dove seguire stage, seminari, conferenze sulle varie forme artistiche del paese. La struttura, sotto la direzione di Bouly Sonko, potrà accogliere musicisti, studiosi, etnomusicologi, semplici appassionati di tutti i continenti che intendono approfondire e studiare le varie forme d’arte e di espressione culturale del Senegal.

I lavori per la realizzazione della Maison de la Culture sono iniziati grazie ai primi contributi di alcuni soci dell’Associazione Baobab e grazie ai fondi raccolti durante le iniziative dell’Associazione Baobab nell’estate 2004. Tra queste, nell’ambito del cartellone PescarAfrica 2004, patrocinato dal Comune di Pescara, il concerto di Youssou N’Dour. Nel 2005 la Presidenza del Consiglio del Comune di Pescara ha aderito al progetto erogando un contributo che aiuterà nella prosecuzione dei lavori, sottolineando l’alta valenza sociale e culturale dell’iniziativa; essa rientra a pieno merito nel programma di interventi che l’Amministrazione Comunale intende sostenere per promuovere nella cittadinanza una sensibilità ed un’attenzione alle esigenze delle fasce più deboli, quali le popolazioni senegalesi che potranno crescere prima culturalmente, poi socialmente, infine economicamente grazie alle esperienze che andranno a maturare nella Maison quando la stessa sarà terminata.PROMOTORI LOCALI

Gie Baobabs Ngaling Sonko: associazione senegalese, rappresentata da Oumi Sène, la cui attività principale è la promozione della cultura e dell’arte senegalese. Oumi è stata prima ballerina del Balletto Nazionale del Senegal e ha avuto l’onore di posare la prima pietra per la costruzione del Teatro Daniel Sorano di Dakar. Con il Balletto Nazionale si esibisce da anni in teatri di tutto il mondo mostrando la sua professionalità nella danza.

Fondatore dell’associazione insieme a Oumi Sène è Matar M’Baye che, nato in una famiglia di griot, decide di proseguire la tradizione dei genitori (Bouly Sonko e Oumy Sène). Matar si è esibito come percussionista nei maggiori teatri di tutto il mondo sia con i suoi gruppi, sia con altre band. E’ residente da tempo in Italia e oltre ad avere un’ottima conoscenza della cultura africana ed ad impegnarsi nel diffonderla, insegna percussioni, accompagna la danza africana con la sua musica e tiene seminari e lezioni in varie scuole di musica e conservatori.

La Direzione artistica della Maison sarà affidata a Bouly Sonko, dal 1982 direttore del Balletto Nazionale del Senegal e del teatro Daniel Sorano di Dakar; coreografo, ballerino e cantante, Bouly Sonko è nato nel 1949 a Zinguinchor, la capitale della Casamance, la grande regione del Sud del Senegal. Nel 1972, entra nell’Ensemble Dramatique National del Teatro Daniel Sorano di Dakar come cantante e ballerino.
Due anni dopo diviene aiuto direttore di un secondo balletto nazionale, il Sira Badral, poi direttore artistico e dirige gli spettacoli di in occasione delle tournée nazionali ed internazionali.
In qualità di direttore artistico della Linguère, 1° Balletto del Senegal, Bouly Sonko attraversa il Sénégal alla ricerca di giovani talenti per la sua Compagnia, siano essi musicisti, acrobati, ballerini o cantanti, senza esitare a far visita ai piccoli villaggi ed a partecipare alle loro feste rituali accompagnate da danze e musica.
Tuttora continua la sua attività a Dakar ed è un riferimento artistico e professionale per una serie di giovani che si possono formare sotto la sua direzione.
PROMOTORI ITALIANI

Associazione Baobab: è un’associazione culturale senza fini di lucro, che svolge attività di studio, promozione e divulgazione nell’ambito delle culture afro, con particolare riferimento all’Africa occidentale. Opera sia nel settore educativo-formativo attraverso la scuola di percussione e di danza che in ambito artistico organizzando spettacoli, incontri, seminari e concerti con particolare attenzione agli eventi di carattere sociale. Si impegna nel sensibilizzare bambini e ragazzi nelle scuole attraverso progetti e collaborazioni con associazioni e enti pubblici. Il Presidente Pino Petraccia, musicista, svolge da anni un’intensa attività di ricerca e promozione dei ritmi del mondo, ha effettuato diversi viaggi in Africa alla scoperta delle tradizioni e della cultura del posto e collabora e si esibisce con artisti di fama mondiale quali Baba Sissoko, Sidiki Kamara (Bill Frisell) e Famoudu Don Moye (Art Ensemble of Chicago). E’ fondatore del Miradas Group la cui proposta musicale ritorna ai ritmi e alle melodie della tradizione africana e assieme a Matar M’Baye tiene lezioni presso la scuola di percussioni Baobab.
CONTESTUALIZZAZIONE DEL PROGETTO

a) SENEGAL

Si narra che un cartografo veneziano al servizio dei portoghesi, che chiese ad un gruppo di pescatori il nome del fiume che scorreva lì vicino, sentì qualcuno che stava dicendo “li-Sunugal-La” (questa è la nostra barca). Interpretò la frase come risposta alla sua domanda e battezzò il posto “Senegal”.
Indichiamo alcuni dati statistici per una migliore comprensione del quadro generale e per una riflessione riguardo al problema occupazionale:

Capitale: Dakar (significa albero di tamarindo, che in wolof si scrive Daxar)

Popolazione: 10.300.000 ab.

Superficie: 196.722 kmq

Densità: 51 ab./kmq

Forma di governo: Nel 1929 nacque il Partito della Solidarietà Senegalese (PSS), di impronta socialista che, dopo il coinvolgimento del Senegal nella Seconda Guerra Mondiale, portò all’ascesa di Léopold Sedar Senghor, primo presidente della Repubblica del Senegal, nata nel 1958 insieme ad altri stati africani indipendenti, nel periodo della decolonizzazione. Senghor si fece interprete di un recupero delle radici del popolo senegalese, sintetizzata nel concetto di “négritude” (negritudine), termine che significa la valorizzazione della cultura e della storia dell’Africa nera. Poeta e docente di Letteratura Francese, fu una figura fondamentale della storia senegalese. Senghor governò il paese fino agli inizi degli anni Ottanta, e fu sostituito dal compagno di partito Abou Diouf. .

Nei mesi di febbraio e marzo 2000 si sono tenute le ultime elezioni presidenziali vinte dal capo storico dell’opposizione e membro del Partito Democratico, Monsieur Abdoulaye Wade, sostenuto da una coalizione di partiti.

Ad aprile 2001 si sono svolte anche le elezioni legislative che hanno dato una solida maggioranza della coalizione che appoggia il presidente in carica, confermando la svolta dell’anno precedente.

Al contrario di quanto accaduto in altri Paesi africani, il cambio al vertice dello Stato è avvenuto in un clima di tranquillità e stabilità sociale.

Lingua: La lingua ufficiale è il francese. La lingua africana più diffusa è il wolof, utilizzata come mezzo di comunicazione tra i diversi gruppi etnici che popolano il Senegal.
Economia: La colonizzazione europea e la conquista francese hanno lasciato una profonda impronta nella storia del paese anche dal punto di vista economico, scalzando la tradizionale economia di sussistenza per fare il posto a un modello capitalista e liberista volto principalmente all’esportazione. L’agricoltura è il settore fondamentale dell’economia senegalese: la coltura più diffusa è quella dell’arachide che costituisce una voce di primaria importanza nelle esportazioni e nella vita economica del paese. Si coltivano inoltre cotone, riso, miglio e canna da zucchero. La pesca, sia per il consumo locale sia per l’esportazione, è una buona fonte di reddito. L’industria è rappresentata soprattutto dal settore tessile e chimico. Il turismo occupa un posto importante nell’economia del Paese, così come l’artigianato.
Come in molti altri paesi in via di sviluppo, il debito estero rimane un problema enorme. Malgrado che negli ultimi anni il Senegal abbia potuto beneficiare di una parte della cancellazione del debito, esso continua ad assorbire una grossa fetta dei redditi delle esportazioni e finché il settore commerciale registrerà un saldo passivo, si continuerà a fare ricorso ai prestiti, con il conseguente aggravio del pagamento degli interessi. Società

La società senegalese non può essere descritta in termini di semplice contrasto tra tradizione e modernità. Le forme pure della società tradizionale, infatti, non esistono praticamente più, ma anche il processo di modernizzazione è ancora incompiuto. Grande impulso ad un cambiamento culturale che porta con sé numerose contraddizioni è l’emigrazione, aumentata negli ultimi trent’anni a causa dell’aggravarsi della situazione economica, che ha colpito innanzi tutto le campagne, con la siccità e il crollo del prezzo delle arachidi. La legge riconosce due tipi di matrimonio: monogamico e poligamico, con un massimo di quattro mogli, così come prescritto dall’Islam, la religione professata dal 94% degli abitanti del paese, divisi in numerose confraternite. Se la stragrande maggioranza degli uomini continua a prediligere il matrimonio poligamico, esso è diventato negli ultimi anni troppo oneroso dal punto di vista economico, nonché sempre più inviso alle donne. Eppure nelle campagne prevale ancora il keur, la residenza comune, composta di costruzioni raccolte intorno a uno spazio aperto, nella quale ogni moglie dispone di spazio per sé e per i figli. La famiglia è uno degli ambiti nel quale l’imperfetta fusione di tradizione e modernità dà origine a contraddizioni che persistono tuttora irrisolte nella giovane società senegalese.

Alfabetizzazione: 39,3% (femminile 29,7): La scuola pubblica senegalese spesso non riesce a rispondere alla domanda sociale. Le classi sono affollate, gli insegnanti mal pagati e frustrati, i libri insufficienti e i costi del materiale didattico difficili da sostenere per molte famiglie.

Lo sviluppo della scuola di base in Senegal è ancora limitato, anche in rapporto alle condizioni socio-economiche del Paese e agli investimenti pubblici nel settore. La sua diffusione è inoltre fortemente disomogenea.

I programmi sono stabiliti a livello centrale e sono comuni sia alle scuole pubbliche, sia a quelle private riconosciute. La scuola pubblica è laica, e questo ha spesso attirato le critiche degli ambienti religiosi islamici. La scuola è percepita come un insegnamento troppo teorico, privo di contenuti orientati al lavoro, senza alcun impatto sul livello di vita e sulla valorizzazione sociale. Gli stessi insegnanti sono molto critici nei confronti dei programmi in vigore e auspicano una riforma che permetta di superare la visione elitaria e accademica della scuola, favorendo l’integrazione di scuola e vita, di formazione pratica e teorica.

La Maison de la Culture si propone di dare delle risposte formative che possano condurre i giovani che si avvicinano al centro, in breve tempo, ad una specializzazione qualificante per il mondo del lavoro.

b) DELTA DEL SINE’ SALOUM E NDANGANE

Si prevede di costruire la Maison de la Culture in un sito messo a disposizione dalla famiglia M’Baye a Ndangane, località sul delta del Siné-Saloum. Situato a sud della Petite Cote, fra Kaolack e il confine con la Gambia, il vasto delta formato dalla confluenza di questi due fiumi (il Siné e il Saloum) è una delle regioni più belle del Senegal. Il delta è costituito da un intrigo di canali, lagune, rade foreste, dune e isole sabbiose e vasti prati di mangrovie, pianta tropicale sempre verde che prospera nelle acque salmastre. Una parte di questa zona rientra nel Parc National du Delta du Saloum, nel quale abbondano le scimmie e l’ampio ventaglio di habitat diversi è particolarmente adatto all’insediamento dell’avifauna.

Ndangane, sulla sponda settentrionale del delta, è una tranquilla località di provincia trasformatasi in un dinamico centro turistico negli ultimi anni. Da qui si può attraversare il fiume in piroga o in traghetto fino a raggiungere ile Marlothie, un pacifico porticciolo ritagliato in un affluente del fiume Saloum, luogo ideale per rilassarsi.
FINALITA’

La musica, la danza, il canto rappresentano il cuore della cultura africana, svolgono un particolare ruolo nella comunità e sono le forme più efficaci per la comunicazione di contenuti e di emozioni. Attraverso queste forme di comunicazione, il teatro e il savoir faire artigianale si consentirà la formazione di giovani che hanno come unico luogo di “educazione” la strada.

I giovani rappresentano circa il 60% della popolazione senegalese e sono i più esposti alla disoccupazione, il cui tasso sfiora il 50% e scende di poco tra i giovani che vivono in città. Tra di loro sembra che la cosa più ambita di tutte sia un visto per un paese europeo, intere famiglie si mobilitano e mettono insieme pochi soldi per mandare uno di loro all’estero; dovere di sangue e riconoscenza obbliga poi l’emigrante ad occuparsi di decine di persone. Affinchè questi giovani non intravedano una via d’uscita dalla povertà solo fuori dai confini del proprio paese il centro fornirà loro gli strumenti idonei per divenire soggetti sociali e culturali attivi nella terra natia, promotori della propria identità nazionale.

Questo è di vitale importanza soprattutto in un paese come l’Africa in cui troppo spesso vige la regola della precarietà e dell’attendismo, situazioni create soprattutto da interventi di solidarietà “assistenziale” spesso privi di qualunque progettualità. Si valorizza così il ruolo sociale dell’artista, la sua responsabilità, la sua ricchezza rendendo professionale e adeguata alle opportunità di occupazione la sua preparazione e rendendone riconoscibile la qualità sia a occhi locali sia stranieri. Si dice che in Africa ogni persona che lavora ne mantenga 10; i beneficiari del progetto quindi non sono solo coloro che nella Maison de la Culture costruiranno una professionalità ma anche le loro famiglie, spesso numerose.

Arte e Artigianato diventano gli strumenti di un mestiere che può inserirsi sul territorio anche attraverso le organizzazioni impegnate nello sviluppo e le ONG, sviluppare un commercio solidale e ??????promuovere la diffusione della cultura africana agli Europei attraverso stages, laboratori e corsi di formazione.

L’incontro tra artisti di origini diverse favorirà in un contesto locale una ricerca sull’interculturalità, già in corso da qualche tempo in territorio europeo, nella convinzione che il confronto e la scoperta delle proprie radici artistiche e culturali abbiano un ruolo importantissimo in tutte le società.
Il progetto ha come ulteriore finalità la promozione di un turismo responsabile. Coloro che soggiorneranno nella Maison de la Culture saranno accompagnati in un percorso di scoperta e conoscenza di una diversa cultura attraverso l’incontro con l’arte, la tradizione e la saggezza africana. La responsabilità del turista risiede nell’atteggiamento con cui intraprendere questo difficile percorso. Avvicinarsi ad un’altra cultura e nel frattempo mostrare la propria, non è facile e può comportare notevoli conseguenze sia per se stessi sia per gli altri. Con questo progetto si cercherà di ridurre il divario esistente mostrando l’altra faccia dell’Africa, la sua dignità, ciò che rende grande e unico questo continente. Saranno gli occhi e le orecchie del viaggiatore ad assimilare; saranno gli africani a mostrarsi e a spiegarsi, con il viso della gente comune, con quello degli artisti, con quello dei membri della famiglia M’Baye, griot di tradizione, professionisti d’arte, profondi conoscitori della tradizione senegalese e della realtà occidentale.
OBIETTIVI

1. Formare degli artisti che possano collaborare professionalmente con associazioni, enti internazionali., o eventuali altre strutture, che sempre più favoriscono l’arte come strumento di educazione ed informazione ma che oggi stentano ad avvalersi di artisti locali non riconoscendone una competenza adeguata. Una preparazione professionale degli artisti locali eviterebbe che gli interventi di sensibilizzazione sul territorio continuassero a essere gestiti da chi in effetti ha poca o nessuna conoscenza delle realtà locali esistenti. Laddove i mass media stentano a raggiungere la gran parte della popolazione, o addirittura sono completamente assenti, gli artisti locali potranno farsi promotori di messaggi a livello sociale.

2. Creare un centro operativo che formi dei giovani ad una professione e li prepari alle esigenze del mondo del lavoro attraverso un’attività sia continua, durante l’intero anno, che concentrata, in periodi intensivi. Tale attività sarà svolta in stretta collaborazione con le realtà locali che già lavorano in campo artistico così da definire il lavoro come vero e proprio scambio interculturale, e, al tempo stesso, ridistribuendo responsabilità e competenze tra i soggetti locali coinvolti per raggiungere la massima autonomia.

3. Organizzare degli spettacoli di musica e danza a livello nazionale e internazionale.

4. Organizzare incontri, seminari, corsi, stages, festivals per stimolare la ricerca sulla cultura africana. Le attività si rivolgeranno ai professionisti, ai semi-professionisti, agli amatori, agli addetti ai lavori ed ad altro pubblico per far conoscere la tradizione afro non come espressione esotica, ma come materia di studio e linguaggio creativo, godibile e fruibile a tutti i livelli.

5. Aggregare delle forze in campo già esistenti e contribuire all’apertura di nuove collaborazioni con associazioni in altri paesi dell’Africa francofona.

6. Sviluppare una ricerca sull’interculturalità, sull’incontro e sul reciproco scambio di vissuti umani ed artistici. A?e???Il centro diventerà luogo di gravitazione per artisti provenienti da luoghi differenti. Importanti saranno il confronto e la riscoperta delle proprie radici artistico-culturali.

7. Promuovere un turismo consapevole.

8. Raccogliere materiale inerente allo svolgimento del progetto (foto, diario delle attività, osservazioni, analisi del percorso, individuazioni di indicatori per il monitoraggio, etc.) per la stesura di un dossier cartaceo conclusivo.

L’associazione ha come obiettivi immediati per promuovere il progetto Maison de la Culture:

Sensibilizzare con iniziative non solo a carattere locale tramite la scuola di percussioni Baobab, che da tempo tiene concerti e seminari in Italia, con particolare attenzione per quegli eventi di carattere sociale.

Conferenze e seminari di percussioni tenuti da griots e grandi musicisti-maestri senegalesi per favorire la comprensione del contesto storico, simbolico e culturale del paese in cui si realizza il progetto
ATTIVITA’ DEL CENTRO

Seminari: la Maison de la Culture organizzerà seminari di danza, musica e teatro per ospiti stranieri cooperanti e turisti, tenuti all’interno del Centro stesso e coordinati dai docenti che vi operano. Si tratta di stages residenziali dove i partecipanti alloggeranno all’interno del Centro e potranno usufruire di tutti i suoi servizi. Nel corso dell’anno sono previsti tre periodi principali in cui concentrare dei seminari intensivi: periodo festivo di Natale e Capodanno, periodo festivo di Pasqua, periodo estivo. Al di fuori di questi periodi in cui è prevista una grande affluenza di stagisti si prevedono altri periodi di lavoro con affluenze più limitate.

Corso annuo per artisti locali: la Maison de la Culture sarà un luogo dove non solo avverranno scambi artistici e collaborazioni tra locali ed europei, in occasione soprattutto degli stages, ma anche la sede in cui si svolgerà l’attività quotidiana di molti artisti locali. Insegnanti e allievi potranno condurre con regolarità il proprio lavoro nel corso dell’intero anno, godendo di attrezzature adeguate, di contatti e incontri con culture diverse e di un importantissimo stimolo alla ricerca artistica, tradizionale e innovativa al tempo stesso. L’arte è, così, elevata a impegno esistenziale, a responsabilità sociale, in quanto custode dei fondamenti della cultura e dell’identità locale, ma anche forma di comunicazione di carattere sovraculturale e interculturale.

Laboratori artigianali: la ricerca artistica promossa dalla Maison de la Culture non si ferma alle sole forme di comunicazione legate alla musica, alla danza, al canto e al teatro, bensì esplora anche i campi dell’arte nella produzione artigianale. La presenza di forme espressive artistiche diverse permette la loro interazione e arricchimento reciproco, evitando un approccio disciplinare di divisione dei saperi tipico europeo e sconosciuto per l’arte africana. Negli ateliers alcuni artisti potranno svolgere la loro attività di lavorazione artigianale insegnando a giovani apprendisti le tecniche tradizionali e sviluppare collaborazioni tra le attività artistiche e quelle artigianali, ridando ad ognuna la sua dimensione culturale. Inoltre l’artigianato è un’attività che genera risorse finanziarie capaci di permettere alla popolazione della zona essenzialmente rurale di trovare mezzi per il proprio sostentamento economico. L’investimento effettuato in questa attività è giustificato anche dal fatto che la zona dispone di una tradizione artigianale specializzata nei diversi villaggi che producono oggetti di vario tipo. Si passa quindi dalla tessitura e tintura di abiti e accessori, alla lavorazione delle pelli e del cuoio, alla lavorazione del legno per la produzione di mobili, strumenti a percussione e giochi, alla lavorazione delle calebasse per la produzione di strumenti musicali, alla lavorazione del metallo e alla produzione di terrecotte.

La Maison de la Culture offrirà, quindi, uno spazio di lavoro e di ricerca, e favorirà, inoltre, un terreno di vendita oltre che di esportazione attraverso canali commerciali di scambio con l’Italia e con altri paesi.

Spazio cucina, bar
: l’arte è espressione della vita, anche di quella quotidiana. Un Centro di formazione e ricerca artistica vuol dire uno spazio vivo, dove la condivisione e la comunicazione avviene durante il lavoro quanto al di fuori di esso. Dotare il Centro di servizi di ristorazione, bar, cucina, mensa, vuol dire creare occasione di condivisione dello spazio e del tempo tra stagers e locali, tra stranieri residenti e artisti senegalesi, tra gli abitanti del quartiere e gli allievi dei corsi. Vuol dire contribuire alla possibilità che l’attività lavorativa si nutra delle esperienze quotidiane della vita, che la collaborazione e comunicazione fra gli artisti sia prima umana che professionale, che diminuisca sempre più la distanza tra la vita reale e quella rappresentata, che i tempi dello “spettacolo” e quelli della vita si mescolino senza poterne individuare la linea di separazione.

Cineforum: dato che non esiste un cA? ???inema in tutta l’area, si prevede la realizzazione di un piccolo cineforum in cui tenere rassegne cinematografiche, produzioni video etc.. In questo modo la Maison de la Culture diventa anche un riferimento culturale per tutta la zona limitrofa, una delle regioni più belle del Senegal e di grande espansione turistica.

Seminari di costruzione di strumenti musicali e percussioni: i musicisti con cui si è instaurata la collaborazione sono anche artigiani degli strumenti stessi. Per la costruzione degli strumenti sono usati i materiali del luogo tra i quali legno di alberi particolari, zucche essiccate, pelli di animali e conchiglie. Per un musicista creare con le proprie mani lo strumento con cui suonerà è un’esperienza straordinaria ma che richiede impegno, tecnica e il coinvolgimento di alcune parti del corpo che lavorando si predispongono per suonare.

Mostre e incontri: organizzando mostre, esposizioni e rassegne dedicate alla fotografia,alla pittura, al cinema, permetterà di incontrare e dare voce ad artisti africani e non africani che si ispirano all’Africa.

Ospitalità di turisti: promovendo un turismo responsabile, coloro che arriveranno al centro con il solo scopo di fare una vacanza, i familiari e gli amici di coloro che intendono seguire seminari avranno la possibilità di fare un percorso di scoperta e di conoscenza della cultura senegalese.

La comunità africana è organizzata per evitare all’individuo d’essere solo: ogni occasione è buona per stare insieme, per discutere, per prendere un the, rendendo assai rari momenti d’isolamento nella vita quotidiana. E ciò contribuirà a far sì che ci sia un’immersione totale in quell’atmosfera straordinaria fatta di cordialità, colori, ritmi tipica dell’Africa dell’Ovest e di poter vivere la quotidianità a contatto con la gente del posto. Alla partenza sarà come lasciare una grande famiglia.
PROGETTO ARCHITETTONICO

Il progetto della Maison de la Culture nasce da un sincretismo di idee e culture, quella africana e quella occidentale, rispettando l’identità territoriale del paese nel quale sorge ma addizzionando fattori tecnici in grado da agevolarne il funzionamente e lo sviluppo.

Nell’architettura senegalese si mescolano le stesse influenze che caratterizzano la storia del paese; alle tradizioni locali molto diverse fra loro, si aggiungono elementi esteriori provenienti dal mondo arabo e dall’Europa. La casa tradizionale presenta, secondo le regioni, una gran diversità di piante, dimensioni e materiali di costruzione.

Le costrizioni dell’ambiente fisico e del clima e la disponibilità di diversi materiali cambiano la maniera di costruire non meno delle differenzazioni etniche: mentre verso nord le costruzioni abitative hanno quasi sempre una pianta rettangolare con tetto a terrazza, verso sud, visto il fenomeno della pluviometria (stagioni delle piogge), le costruzioni sono circolari con tetti di paglia a falde, in modo tale da favorire lo smaltimento delle abbondanti acque che si rovesciano in queste zone.

Durante il periodo compreso tra Settembre e Ottobre 2005, una delegazione dell’Associazione culturale Baobab si è recata in Senegal e ha effettuato un sopralluogo sul sito dove sta sorgendo la Maison, per verificare lo stato dei lavori e registrare alcuni dati.

Il progetto architettonico della Maison de la Culture, dalla sua iniziale stesura ha subito ad oggi delle modifiche che sono state necessarie per facilitarne sia la destinazione d’uso sia la costruzione, alla luce delle difficoltà e dei progetti futuri.

Restano invariati l’entusiasmo e la lungimiranza di “credere” nella costruzione di un luogo fisico e ideologico che sia allo stesso tempo, fucina e conservazione della cultura senegalese.

PROGETTO DELLA STRUTTURA REALIZZATA

 

Foto della realizzazione della struttura

 

 

 

 

 

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